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Il problema non erano le ninfee, ma l'idea stessa di ninfee. Quel leggero fluttuare sull'acqua, quella brillantezza data dagli sprazzi di luce, la trasparenza: fu questa l'ultima grande ossessione di Claude Monet (Parigi 1840-Giverny 1926). Per trent'anni, dal 1890 al 1926, non pensò ad altro: «Non dormo più per colpa loro», scriveva nel 1925, «di notte mi torturo pensando a ciò che sto cercando di realizzare. L'autunno scorso ho bruciato sei tele insieme con le foglie secche del giardino. Ma non voglio morire senza aver detto ciò che avevo da dire.» Alle ninfee, all'ultima grande sfida di Monet, è dedicata la mostra che inaugura il 29 aprile a Palazzo Reale, venti grandi tele prestate dal Museo Marmottan di Parigi, ma non solo. Claude Monet - MILANO Palazzo Reale, Piazza Duomo 12. Tel. 199.199.111Dipinse ninfee per anni alla ricerca dell’assoluto

orari: mar. dom. 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; gio. 9.30-22.30.
Ingr. 9. Dal 29 aprile al 27 settembre.
Stai buona, vita mia, stai buona ancora per un po', ridammi la mia macchina sfrecciante, ridammi la corsa la bevuta e le risate. Stai buona vita mia, prestami ancora di questa aria fina, di questo mondo che si sta ribaltando. Qualcuno ha detto che i terremoti sono guerre senza bombe. Io credo che il mondo vomita in quel momento. E non sa che tutto questo non gli fa bene. Perchè quel rospo che ha dentro ancora non è uscito.Quel rospo che ho dentro nemmeno.
Stai buona, vita mia, ancora per un altro poco, e resta bellissima come sempre.
Violaviola

... stavo bene, oggi, tra le piccole pieghe della tua maglia sottile
stavo bene dentro di te, sopra di te, vicino a te
stavo bene così bene, amica mia
che dimenticavo ciò che è davvero la mia esistenza
ma la mia vita dove sia andata... questo non lo so
chi sei tu che hai questo potere grande
di raccogliermi e frullarmi dentro lo stomaco
sei aria nuova, strada nuova che non finisce dentro un bar
sei nuvola di pioggia ardente
sei deserto fiorito di mille preghiere, sei ardore, sentimento e malattia
sei anima feroce e puttana, sei illusione rinnovata, sei un ricordo finito
sei un pretesto stupido per amare ancora
sei ciò per cui vivo
amica mia...
Viola
(ssst.... ascolta qui http://www.youtube.com/watch?v=JQkMSj2gfc8)

Bella giornata oggi in ufficio.... solito aumento delle transaminasi, schizzamenti di follia che ti alterano le gammagittì e tra un minchione che parla e l'altro, ecco che ti si presenta il panico.
Quello puro, livido, entusiasta di spalmarti gli occhi sul soffitto non appena ti stendi sul letto spossato...
Il Panico ti attende come un serpente in agguato su un ramo di ulbero, poco più in alto della tua testa, e poi come le zecche, ha un sensore che lo avvisa del tuo avvicinarti...
E' il tuo calore interiore che lo attiva, quando cerchi strenuamente di acchiappare quel "pensiero felice" che ti porterebbe a camminare diritto,a non stare a gattoni con la lingua che struscia il pavimento... eccolo lì che ti azzanna la nuca. e non ti molla, come una tigre che strattona tra i denti aguzzi la sua povera preda.
Cerchi di controllarti, di calmarti, di ridurti a una verdura lessa per non emanare alcuna parvenza vitale all'esterno, in modo che lui se ne vada convinto di averti già vinto.
Ma lui, che non è stupido e ti conosce bene, sa che non credi molto agli attacchi di panico così come te li prospettano nei manuali di psicologia casalinga, e allora è lì che ti convince con piccole fitte dentro il costato, tanto per non farti respirare bene, ti riempie gli occhi di lacrime, le orecchie di ronzii e ti sbianca la faccia d'improvviso. POI... qualcuno ti dice di andare a prenderti un caffè perchè "cara sei così pallida".
Quando Lui si accorge che ormai sei cadavere, allora sparisce con un ghigno nel chiacchiericcio scocciato degli astanti che per qualche momento ti hanno osservato come si fa con una creatura aliena che esce dal cofanetto di Hallo Kitty della tua bambina.
E tu torni a respirare e ad avere le tue normali sembianze grigiastre di sempre...esci dall'ufficio e vai ad ordinare un campari. Ma non lo bevi, non ti è mai piaciuto. anzi ti fa proprio schifo. Ordini un caffè e chiudi gli occhi. E offri il campari al collega pietoso che ti snocciola i suoi virtuosismi culinari del cazzo di cui te ne importa quanto quella nocciolina calpestata sotto la tua scarpa.
E' uno di quei momenti in cui vorresti toglierti i vestiti di dosso e andartene dal bar lasciando lì a terra anche il solo pensiero residuo del tuo malessere. Invece riprendi tutto il tuo e torni in ufficio con i pensieri degli altri.
Violaviola
Sit down by the table
Drink the wine
That's been aging
Lose your head into something
I'll be quiet
Like an old friend..
:)
Vorrei dirti ... non ti ho detto? Me ne vado. Per sempre. Non lo capisco nemmeno io ancora questo concetto, non lo comprendo interamente. La mia vita che credevo brillante in realtà è solo una ragnatela finta come quella di Slava Polunin... credi di esserci in mezzo a quella neve, in mezzo a quel sogno di spettacolare felicità.
Invece no. Non ti ho detto? i miei fantasmi sono tornati, Tutti. E tutti insieme. Troppo per dirti che ce la faccio. Troppo poco è quello che sono per rassicurarti che resto.
Volevo darti un fiocco di neve in cambio del tuo amore grande, ma non è poesia questa.
L'ho donato a chi non se ne farà niente.
Non ti ho detto? ho fatto un solo biglietto. Non torno, amico mio, niente da rimpiangere però. Niente da rivedere, niente da ricordare. Niente stranezze da facebook, niente più perle di saggezza o da saccente, o da veggente e poi lo sai che dipende sempre da come e quanto ascolti di un discorso per capirlo.
You're beautiful io, altro.
E' vero, vorrei una tempesta di neve per sparire di scena, ma il tuo viso mi sconvolge ancora, per cui -vedi- questo mio desiderio di te mi appiccica qui e sono senza rimorsi, senza apparente pudore.
Credo che sta nascendo qualcosa che vedo solo io. Che me ne faccio di un mondo perfetto dove non ci sei? ... io volevo dividerlo con te.
Senza di te non sono che un pezzo di carta velina raccolto tra le poltrone di un teatro.
Volevo essere neve, ma sono solo io... e non sono sicura che questo ti basti.
Non ti ho detto? o forse si, te l'ho detto che ho paura, che sono triste, che sono diventata egoista, che vorrei nascondermi dentro me e non uscire più. O forse vorrei incontrare il mio Angelo e fare a botte con lui per fargli capire la rabbia che ho perso.
Quante cose non ti ho detto, ne ho perse troppe. Troppe dimenticate.
Non vale non ricordarsi le motivazioni delle nostre incazzature, non vale. Dovremmo ricordarcene per poterle analizzare, per poterle correggere, per poterci difendere.
Non te l'ho detto?...ascolto sempre la stessa canzone e immagino le cose che non ho, le cose che non posso avere, e ritorno ad avere gli anni di mia figlia. Perchè io ho una figlia capisci? Che mi sta superando in età. Io sto tornando piccola piccola.
Un giorno mi farà da madre e i nostri ruoli si capovolgeranno. Saprà amarmi come non ho fatto io? saprà starmi vicina come non le sono stata io? saprà perdonarmi come invece non ho mai cercato di fare? Non le ho mai detto che il distacco mi fa così male... che vederla crescere e diventare una persona autonoma mi crea un grande dolore che fa a pugni con la mia felicità. Ho fatto un buon lavoro, credo, ma nessuno l'ha visto. O forse era un sogno anche quello...
Non te l'ho detto? è una balla quella degli uomini che muoiono prima delle donne.
Tienti stretto il tuo cuore e non perderti nelle mie parole.
Viola.
( http://www.youtube.com/watch?v=mEJ7LTvoGxA )
ho un sogno. urgentissimo. di pubblicare su Youtube un video di questo tipo.
ma devo proprio avere un giornale come quello perchè funzioni?.... non credo che Il Piccolo de Gorizia funzioni allo stesso modo. Magari compro il Sole 24 Ore.
Viòl.

(V.)

Oggi si scrive qui, senza pensarci su troppo alle parole, con tanti pensieri e promesse nella testa, quelle che frullano di più e quelle che stentano a farsi vedere... perchè son piccole o sono fragili. e girano nella mente come una piccola giostra. Di quelle fatte di legno, scolorite un poco, ma che hanno quel profumo della tua infanzia, che sono la chiave per entrare nel cuore dei tuoi ricordi...
Anch'io ho messo via un sacco della mia vita dentro una pila di cartoni, ben allineati, ma neanche tanto.
Mi ricorderò di questo che scrivo? mi ricorderò di te, del tuo viso, delle parole che ho detto, di quelle che hanno fatto sgorgare tutte le lacrime che avevo, di quelle che alzano la pressione e vedi tutto rosso...di quelle che ti appartengono dalla nascita, di quelle parole strane che si sussurrano nella mente per fare in modo che "fuori" nessuno le senta, di quelle che crepitano come patatine in un sacchetto, di quelle parole che stanche di essere usate si infrattano da qualche parte mentre fai l'amore e ti viene da ridere per … qualcosa che non sai.
Ho frainteso molto delle parole che ho sentito nella mia storia, forse questo le ha intristite, le ha rese diffidenti e scostanti. Ma ci sarà sempre posto per loro, non le metterò via, non le relegherò in soffitta da qualche parte dietro i vestiti vecchi, le parole sono amore puro, sono ciò che ci rende la vita impossibile e possibile, son quelle che ti rendono libero, sono l’essenza stessa della gioia. Per fortuna non sono legate alla nostra possibilità di scrivere o parlare, nemmeno a quella di gesticolare o di emettere un segnale. Possono essere anche solo dentro di noi. Ma se c’è qualcuno che ci ama, che ci ama davvero, allora le capirà anche così…
E’ una promessa?
(Viò.)
... http://www.youtube.com/watch?v=CP5fBx8JLoQ
Piccolo Fiore Piccolo mio Per te oggi si è accesa la luce E noi Che viviamo nel buio Non possiamo capire Quanto grande sarà la tua felicità Piccola gioia infinita Come i giorni che ci hai dato Noi qui a piangere la nostra nera solitudine Tu chissà dove nelle mani di Dio A riposare Dentro i Suoi occhi...
Piccolo Amore
(Violaviola)
Credo che alle volte la voglia di dire le cose che abbiamo dentro, sia così compulsiva e impressionante, da farsi percepire dagli altri come una grande nuvola di vapore che esce da una pentola a pressione...
speriamo sempre che non scoppi, ma può accadere invece che il contenuto, all'improvviso, sia sparato in alto attraverso il pertugio della valvola che non ha più tenuto.
E per esserti dimenticato di abbassare il gas, hai perso l'ottimo brodo che avevi preparato con tanta cura.
Come in cucina, così nella vita.
Viò.